Food

A caccia di bufale

Napoli, Aversa, Battipaglia: sulla strada della mozzarella di bufala
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Tempo stimato: 5 giorni, per prendersela molto comoda

Itinerario: partenza da Napoli per raggiungere Aversa, Nerano e Battipaglia, con ritorno su Napoli. Circa 370 chilometri totali.

Equipaggiamento: tutto il necessario per qualche giorno di magia tra botteghe, ristoranti e caseifici.

A qualcuno piace salata, ricca, saporita a tal punto da lasciare sulla lingua “o ciat 'e bufala”, il cosiddetto fiato di bufala come scrive Roberto Saviano in un post su Facebook di un paio di anni fa. Ad altri invece, come recita il film “Miseria e Nobiltà” con Totò, piace morderla mentre “caccia latte”, grondante e non importa se poi cola su bocca e mani, in fondo, fa parte del rituale. È l’oro bianco, universalmente conosciuto come la mozzarella di bufala, uno degli alimenti più prelibati al mondo: la Campania è il posto dove gustare al meglio quella autentica e originale, e siccome la Vespa è la nostra compagna di viaggio preferita allora non c’è motivo di aspettare. Noi saliamo in sella, perché è tempo di “Caccia alle bufale”.
 

Innanzitutto, ne esistono di due tipi: quella di Battipaglia, nel Salernitano, “lattosa”, dolce e delicata, e quella di Aversa, a sud di Caserta, dal gusto forte, decisamente più saporita. Infine, per chi ha un debole per l’affumicato, c’è anche la provola, tipica del territorio in particolare nel Cilento. E allora ecco qua, questo è l’itinerario che consigliamo: 370 chilometri circa da percorrere in 5 giorni. Con la possibilità di prolungare il viaggio fin giù al confine con Molise e Calabria. Il punto di partenza, e che ve lo diciamo a fare, è Napoli. Le cose da vedere sono tante, troppe per un giorno solo. Quindi ci prendiamo tutto il tempo necessario, anche perché la città, e questo è risaputo, è davvero a misura di Vespa. Saliamo fin sopra il murales di Maradona, nei Quartieri Spagnoli, perché in fondo batteva, eccome se batteva il “corason” quando El Pibe de Oro giocava nella squadra della città. Per respirare una sincera aria partenopea, il consiglio è il ristorante Nennella. Un’alternativa in chiave street food, invece, si trova in via Simonelli 54, vicino piazza della Carità: non c’è insegna, ma Antonio e Gennaro, papà e figlio, ci possono preparare la miglior pizza fritta di tutta Napoli.

Per il panorama, niente di meglio di Castel Sant’Elmo, lo abbiamo raggiunto in Vespa passando dal Vomero o in alternativa attraverso la funicolare: la vista di Napoli, del golfo e del Vesuvio ci ha fatto letteralmente innamorare. Infine, non esiste strada migliore da percorrere in Vespa di quella che, partendo da Castel dell’Ovo e passando da Chiaia, ci porta a Posillipo e Mare Chiaro, fino a Coroglio e alle grotte di Seiano. Una pizza da Sorbillo in via dei Tribunali (farete una bella coda ma ne vale la pena), o in alternativa da Starita, quartiere Mater Dei, e si va a nanna.

 

Il nostro obiettivo, però, sono le bufale e ce ne ricordiamo appena svegli. Partenza di buon ora, direzione Pozzuoli, circa 20 km, per una gita in giornata. Da qui imbocchiamo la Domiziana, l’antica strada ro-mana che prosegue fino a Roma. Ci fermiamo a Castel Volturno, paese sul mare ricco di storia e di contraddizioni, perfetto per il nostro viaggio. Perché è qui che si allena il Napoli, ma soprattutto perché ospita il caseificio di Ponte a Mare: la nostra prima bufala la compriamo qui, assieme a un paio di provoline. Per molti è la regina delle mozzarelle, il colore è bianco, che più bianco non si può. La gestione del negozio è familiare, c’è chi consiglia di prenotare ma noi abbiamo preferito fare la coda, non tantissima: stare in mezzo alla clientela di sempre è un’esperienza, specie se si conosce il dialetto. Per gustarla freschissima, meglio arrivare all’ora di pranzo.

Ci spostiamo di 30 chilometri nell’entroterra, direzione Aversa: è proprio qui che si trasferirono i monaci del monastero di San Lorenzo a Capua nel XII secolo, per offrire ai pellegrini che ogni anno si recavano in processione un formaggio chiamato “mozza” o “provatura”. Insomma, si parlava di bufala già nel Medioevo. Scegliere il miglior caseificio ad Aversa è praticamente impossibile. Segnaliamo però il mitico Caputo in viale Olimpico, fondato dal signor Alberto che ha iniziato nel settore nel 1977 a Teverola, sempre nella provincia, e che in passato ha rifornito, giusto per fare un esempio, gli eventi e i banchetti del G7 a Napoli. La qualità della zona però è talmente alta che potremmo anche buttarci in un primo negozio di alimentari certi a prescindere di non sbagliare. Torniamo dunque a Napoli, ammirando il tramonto dal nostro casco.

Terzo giorno: a 30 chilometri a sud di Napoli c’è Castellammare di Stabia, famosa per le terme. Ci si può arrivare attraversando i paesi che si trovano ai piedi del Vesuvio: San Giorgio a Cremano, Portici - dove fermarsi un’oretta per il meraviglioso porticciolo del Granatello-, Ercolano con i suoi scavi, Torre del Greco, Torre Annunziata e ovviamente Pompei. Partendo di buon ora ci siamo fermati a colazione alla pasticceria Sal de Riso di Vico Equense: qui la delizia al limone è un’istituzione, d’altronde gli agrumi sono una specialità della costa sorrentina. In Vespa il panorama è magico, tutti i paesini che si alternano sono a picco sul mare.

Guidiamo fino alla fine del golfo di Napoli, direzione Sorrento, tappa fondamentale è Sant’Agata sui due Golfi: la vista dal Monastero delle Monache Benedettine sulla collina “il Deserto” è spettacolare. Proseguendo sulla Statale 163, tra limoni e arance vendute al chilo da simpatiche vecchiette sul bordo della strada, limoncelli e fragolini (liquori da conservare, magari, e bere la sera dopo cena), facciamo tappa per pranzo a Nerano, dove assaggiamo gli spaghetti “alla Nerano", appunto: il ristorante è da “Mariagrazia”, ci sono barche che addirittura arrivano da Capri appositamente per questo primo piatto a base di zucchine e provolone del Monaco. A 50 chilometri da qui, direzione est, ecco poi Positano: i colori e la magia di questa perla sul golfo di Salerno ci hanno letteralmente cullato per la notte.

 

Ma non ci siamo però scordati il nostro vero obiettivo: le bufale, e quelle di Battipaglia sono lì che ci aspettano. Per raggiungerle, non c’è strada migliore della costiera amalfitana. Nel quarto giorno obbligatoria la prima sosta proprio ad Amalfi, magari di buon mattino, e poi a Cetara, dove la colatura di alici è un altro dei capolavori gastronomici del territorio: la assaggiamo a pranzo alla trattoria sul mare “Acquapazza”. Circa 6 km più avanti c’è Vietri sul Mare, altra perla nonché patrimonio dell’Unesco tutta da vivere. Trascorriamo la nostra ultima notte a Salerno, che dista solo 12 chilometri, magari alla Villa della Filanda, vicina al centro e con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

 

Il giorno successivo bastano solo trenta chilometri per raggiungere Battipaglia, l’altra miniera di oro bianco. La raggiungiamo restando vicini alla costa fino a Spineta, poi deviamo a ovest nell’entroterra. Il caseificio più consigliato è La Contadina di Di Masi: tutto è nato qui, nel 1983 quando l’allevatore Alfonso Di Masi, in un periodo di crisi per il mercato del latte, provò a versare il proprio prodotto in un “coccavo” della nonna, per poi trasformarlo in mozzarella. Altra tappa fondamentale è il caseificio La Fattoria, quello della famosa Zizzona di Battipaglia, mozzarella versione gigante, cinque chili, latte a catinelle per un gran finale. E se la nostra Vespa è ancora affamata di asfalto, proseguiamo a sud verso Paestum, altro paese dove la tradizione della bufala è imbattibile. Un altro morso, magari due, e torniamo a Napoli, con la pancia più che soddisfatta.

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