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Tra i segreti e le leggende della Roma Barocca

Dalle chiese ai palazzi, passando da scorci nascosti alla buona tavola: ecco come raccontare al meglio la storia della città eterna.
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Durata: due giorni alla scoperta delle meraviglie di Roma

Itinerario: 30 chilometri tra piazze, chiese e monumenti unici al mondo

Equipaggiamento: abbigliamento comodo, cappellino e impermeabile di sicurezza

Visitare Roma è come compiere un lungo e piacevole viaggio nel tempo: dalle rovine degli antichi romani alle architetture rinascimentali, dalle sculture e fontane barocche ai viali del Novecento. La Città Eterna abbraccia tutti i secoli che l’hanno animata, conservandone ancora i segni e custodendone i ricordi. Ci vorrebbe una vita per scoprire tutti i vicoli e tutte le leggende che si nascondono nei sampietrini (i ciottoli con cui sono lastricate le strade a Roma). Noi abbiamo deciso di dedicarci alla Roma del Barocco, un periodo affascinante e seducente, e di farci accompagnare dalla nostra Vespa in un itinerario fatto di marmi, grandi storie e buona cucina.

Iniziamo da Piazza Navona, una delle più belle piazze di Roma e forse del mondo. Parcheggiamo la Vespa in un angolo all’ombra e ci lasciamo avvolgere da subito dalla storia che contraddistingue questa piazza. Costruita sulla pianta dell’antico Stadio di Domiziano, dove si svolgevano gare sportive e concerti, è ancora oggi uno dei fulcri culturali della città. Artisti di strada e piccole bancarelle di oggetti vintage ad ogni angolo, certo, ma soprattutto grandi fontane, come la Fontana del Moro, che raffigura l’Etiope che lotta con un delfino e la Fontana de’ Calderari, conosciuta anche come la Fontana del Nettuno. A noi interessa però la Fontana dei quattro Fiumi, firmata da Bernini nel 1651. Attorno all’opera ruota la leggenda che il personaggio che nella fontana rappresenta il Rio della Plata, alzi la mano verso la facciata della Chiesa di Sant’Agnese, realizzata da Borromini, come segno di difesa, a causa della storica rivalità tra i due artisti. La storia però è errata: la chiesa è stata realizzata un anno dopo la fontana. La sua facciata arretrata e le parti laterali curve sono entrambe caratteristiche dello stile barocco.

L’arte e la maestria di Borromini ci portano a visitare anche quello che viene considerato uno dei suoi capolavori più significativi. Ci presentiamo all’ingresso della Chiesa di Sant’Ivo proprio in tempo prima che chiuda (è aperta solo la mattina, infatti). Essa è custodita all’interno del Complesso della Sapienza e la sua meraviglia, oltre alla facciata concava, è la cupola a spirale. Dopo questa breve ma intensissima visita decidiamo di concederci un caffè di metà mattina, proprio come da tradizione italiana, e scegliamo il Bar Sant’Eustachio, situato nella piazza da cui prende il nome. Il locale è ancora com’era negli anni ’30 e lo è anche la ricetta del suo caffè, la cui miscela, ottenuta tostando i chicchi con un marchingegno del ’48 ancora funzionante, è tenuta segreta.

È ora di tornare alla nostra Vespa, che ritroviamo ancora all’ombra dei balconi romani in Piazza Navona. Il tragitto è breve, ma tra una vietta e una viuzza, facciamo anche un breve tratto sul romantico Lungo Tevere prima di arrivare alla nostra nuova tappa: la Basilica di Sant’Andrea della Valle, un altro splendido esempio di architettura barocca, anch’essa con una piccola storia o leggenda. L’asimmetria in facciata, dovuta a un solo angelo a sinistra, sembra che fosse stata una scelta dell’architetto Rainaldi che, in seguito alle critiche che il popolo romano e lo stesso Papa gli avevano rivolto per aver fatto le ali dell’unico angelo presente troppo lunghe, si rifiutò di fare il secondo. Veloce passaggio anche in Piazza della Minerva per vedere la statua dell’Elefantino di Bernini, o come la chiamano i Romani, il Pulcino della Minerva.

Pranzo d’obbligo in Campo de’ Fiori, dove il folklore e l’animo romano trovano la loro dimora. Palcoscenico in passato delle esecuzioni pubbliche (una su tutte quella di Giordano Bruno nel 1600), oggi è luogo di mercato e ore passate davanti a un caffè di giorno, mentre di sera uno dei centri nevralgici della movida giovanile. Scegliamo un bar d’angolo e lasciamo trascorrere così le prime ore del pomeriggio. All’imbrunire, quando i marmi del Barocco si tingono di aranci e rossi, risaliamo sulla nostra Vespa e passiamo da Piazza dell’Orologio e davanti all’Oratorio dei Filippini. La nostra prima giornata romana finisce alla Trattoria Perilli, nel quartiere di Testaccio dove alloggeremo. La migliore carbonara di sempre.

Dopo una tipica colazione al bar con cornetto e cappuccino, eccoci di nuovo in sella alla Vespa che ci accompagna lungo il fiume, sfrecciando nel traffico caotico e piuttosto disordinato della capitale, finché ci troviamo davanti Castel Sant’Angelo e a sinistra via della Conciliazione. Dal Ponte Sant’Angelo è infatti già possibile vedere uno scorcio dell’immensa cupola di San Pietro (opera di Michelangelo) e percorrendo Via della Conciliazione insieme alla Vespa, ci avviciniamo a un’altra opera di Bernini, il Colonnato. Bernini, con il sostegno di Papa Alessandro VII, fu costretto ad abbattere diversi edifici già esistenti, perché la piazza doveva accogliere moltissimi fedeli e avere acustica perfetta. Il simbolismo racchiuso nella forma della piazza, la rende unica al mondo: la forma ellittica indica l’universo, il portico che si sviluppa dalla basilica sono le braccia della Chiesa che raccolgono l’umanità, e le statue dei santi mediano tra la massa del portico e il vuoto del cielo, come la mediazione spirituale tra il mondo e Dio.

Come suggeritoci da un signore a lato piazza ci posizioniamo esattamente sui dischi ai lati dell’obelisco così da trovarci nel fuoco dell’ellisse e avere l’illusione ottica che le colonne di una fila diventino come una sola. Mentre la Vespa ci aspetta all’esterno, entriamo nella basilica cristiana più grande al mondo per ammirare due capolavori dell’Arte Barocca realizzati, di nuovo, da Bernini: il Baldacchino e la Cattedra di San Pietro. Tutto questo oro e sfarzo hanno bisogno di spazio per sedimentare: in sella alla Vespa lasciamo il centro di Roma per cercare una nuova trattoria e finire al meglio la nostra vacanza, tra una cacio e pepe, qualche saltimbocca alla romana e una coda alla vaccinara.

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