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Weekend tra i tesori del Lago d'Orta

Un tour tutto piemontese alla scoperta dei segreti del Lago d'Orta, a caccia di piccoli borghi, chiesette affrescate e storie di monaci e scrittori
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Durata: 3 giorni, meglio se un fine settimana

Itinerario: da Milano alle perle del Lago d'Orta, per circa 200 chilometri di percorso

Equipaggiamento: occhiali da sole e una coperta a prova di pic-nic

È senza alcun dubbio più piccolo e meno conosciuto del suo vicino, il celebre Lago Maggiore, ma il Lago d'Orta è una vera chicca. Soprattutto per chi è alla ricerca di un fine settimana all'insegna dell'esplorazione: a bordo della nostra Vespa, percorrere il lungolago sarà come leggere una poesia a occhi aperti. Partiamo dunque da Milano, senza perdere tempo. Chiavi in mano, casco in testa, e dirigiamoci in direzione Lago d'Orta. Con una pausa caffè nel mezzo, assolutamente necessaria, arriviamo in un paio d'ore abbondanti.

Cominciamo dunque con uno dei borghi più belli d'Italia: Orta San Giulio. Parcheggiamo all'ingresso del borgo, che è tutto pedonale, e procediamo a piedi. Impossibile perdersi, camminiamo sulla via principale e iniziamo a sbirciare tra i piccoli negozietti che vendono prodotti di gastronomia locale, tra cui spicca la mortadella ortese. Senza accorgercene ci troviamo nella piazza principale, Piazza Motta, che si affaccia sul lago. Facile da qui capire perché sia uno dei borghi più belli d'Italia. Per fare una belle foto dall'alto saliamo sulla torre campanaria del Broletto, il fulcro del borgo. Pronti per una bella salita? Una volta scesi dalla torre, dando le spalle al lago prendiamo la strada che porta alla chiesa di Santa Maria Assunta. Anche da lassù il panorama non è niente male, e visto che ci siamo diamo una sbirciata alla parrocchiale costruita alla fine del Quattrocento.

Torniamo in piazza, è ora di imbarcarci e andare a esplorare l'isoletta di San Giulio che si vede a breve distanza sul lago. Niente mal di mare, bastano dieci minuti e siamo catapultati in un luogo senza tempo: 275 metri di larghezza per 140 di lunghezza. Non molto adatta per giocare a nascondino, insomma. Originariamente l'isola era abitata solo dai canonici, mentre oggi ci sono le monache di clausura benedettine. Gli elementi per scriverci un romanzo ci sono tutti, ma dopo questa giornata impegnativa abbiamo più voglia di cibo e sonno che non di iniziare la nostra carriera di autori. Recuperiamo la Vespa e in dieci minuti di strada lungo il lago arriviamo all'Hustaria Cà dal Rat: cucina tipica piemontese e panorama mozzafiato. Il meglio.

Il giorno dopo non vediamo l'ora di montare in sella e partire: sarà l'effetto del risveglio vista lago. Cominciamo con le colline dietro a Orta. Risaliamo la strada e arriviamo alla Riserva Naturale del Sacro Monte di Orta. In mezzo ai boschi troviamo 20 cappelle dedicate agli episodi della vita di San Francesco, immerse nel bosco di faggi, pini silvestri, tigli e siepi di lauro. Tornati in sella proseguiamo in direzione Omegna, punta estrema a nord del nostro lago. Arriviamo in 40 minuti: una cittadina semplice, ma che sappiamo aver dato i natali a Gianni Rodari. Passeggiare per Omegna non è niente male, e sono soprattutto i canali e le casette colorate a conquistarci. E se per pranzo rimanessimo proprio qui, sui canali, per un panino con vista? E poi via di nuovo sulla due ruote, questa volta ci dirigiamo verso Nonio, sulla sponda ovest del lago.

Perdiamoci tra i vicoli, ma non dimentichiamo la parrocchiale dedicata a San Biagio Martire. Chissà se saremo così fortunati da capitare in uno di quei giorni con il "doppio tramonto". Il sole sprofonda dietro al castello e dopo qualche minuto… eccolo ricomparire. È giusto l'ora dell'aperitivo, possiamo fermarci per un bicchiere di vino, da degustare con moderazione, ma non roviniamoci l'appetito per la cena. Qui si preparano i ravioli ripieni di Toma del Mottarone, oppure lo stufato d'asino, magari all'Osteria Rifugio del Pescatore.
 

L'ultima giornata sul Lago d'Orta è una vera collezione di tesori. Partiamo da Nonio e raggiungiamo Cesara in meno di un'ora. Un borgo tanto piccolo quanto prezioso: nella chiesa romanica di San Clemente sono custoditi affreschi quattrocenteschi, vigilati dal bellissimo campanile con monofore, bifore e trifore. Urge ripassare il vocabolario di architettura, ovviamente. Fermiamoci giusto per un caffè e rimettiamoci in strada perché la strada verso la Madonna del Sasso non è così breve: 30 chilometri che percorreremo in un un'ora abbondante. Qualcuno soffre di vertigini? Speriamo di no, perché siamo a strapiombo sul lago, su un roccione che viene chiamato balcone del Cusio. Un panorama così ce lo invidieranno tutti: la chiesa barocca ha una bellissima cupola affrescata, oltre a una vista senza eguali. Proprio sotto allo strapiombo c'è Pella, perfetta per fermarci a pranzo e poi passeggiare sul lungolago. Qui si mangiano gli involtini di persico ripieni e i filetti di lavarello alla mugnaia. Dove? Al Ristorante Imbarcadero, ultima tappa gourmet sul lago prima di rimetterci in strada verso Milano. 

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